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Jabir ibn Hayyan
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Ἀbū Mūsā Jābir ibn Ḥayyān al-Ἀzdī, latinizzato in Geber (in persiano جابر بن حيان; Ṭūs, 721 circa – Baghdad, 765 o 822), è conosciuto come il più grande alchimista medioevale.
Nato in mwcaPersia, è considerato da molti mwcqstorici della scienza come il punto di passaggio tra l'mwcgalchimia e la mwcwchimica. È stato anche un mwdafilosofo, mwdqgeografo e mwdgfarmacista.cite-ref-ciriotti-1-0[1]
Jābir ibn Ḥayyān nacque intorno all'anno 721 nella città nell'allora mwfaPersia di mwfqṬūs, all'epoca governata dal mwfgcaliffato mwfwabbaside. Inventò molti strumenti di mwgalaboratorio e introdusse la mwgqdistillazione per la purificazione dell'acqua, identificando numerosi mwggalcali, acidi e sali. Produsse l'mwgwacido solforico e la mwhasoda caustica. Inoltre scoprì alcune caratteristiche del mwhqmercurio. Molte attribuzioni però non si riferiscono a lui ma al nome sotto il quale si è raccolto l'immenso mwhgmwhwcorpus geberiano.
Nei suoi libri troviamo la descrizione del mwiqcloruro d'ammonio, della distillazione dell'aceto per ottenere l'acido acetico concentrato, la preparazione dell'mwigacido nitrico diluito. Geber considerava il mercurio il metallo per eccellenza, ed il mercurio e lo zolfo, con il suo colore giallo e la combustibilità, diventavano gli elementi fondamentali per produrre l'oro. Occorreva solo trovare la sostanza in grado di legarli assieme e questa sostanza, che per tradizione doveva essere una polvere secca, era chiamata mwiwxerion dai mwjaGreci, mwjqal-iksir dagli mwjgArabi ed mwjwelisir in ambiente cristiano latino. L'elisir divenne poi, sempre in virtù della sua secchezza, la mwkapietra filosofale, in grado secondo le credenze religiose dell'epoca di donare la mwkqvita eterna.
Fondamentale per lo sviluppo successivo della mwkwchimica fu la sua scoperta dell'mwlaacqua regia, impiegata per intaccare e sciogliere l'mwlqoro e altri metalli pregiati, tra cui il mwlgplatino.
Contents
• Note
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Il Corpus Geberiano
Jābir b. Ḥayyān (o i vari Geber VIII-XIII sec.) è considerato il fondatore dell'mwrqalchimia persiana e il padre della «teoria della bilancia» tra il mondo materiale e quello spirituale. Nel mwrgLibro della misericordia è condensato tutto il suo pensiero. L'mwrwalchimia per lui non è una pratica magica, ma un'imitazione dell'operato della mwsanatura stessa, allo scopo di ampliarla creando sostanze utili all'uomo. I corpi possono cambiare gli uni negli altri e acquisire nuove proprietà. E così l'operatore, il cui perfezionamento interiore deve andare di pari passo con l'operazione stessa. È il principio mwsqin nuce della mwsgdignificatio, che si trova già in mwswZosimo.
Gli sono attribuite più di mille opere (il «Corpus geberiano»). Sono opere differenti, in lunghezza e stile, anche se abbastanza omogenee dal punto di vista dottrinale. Si notano in esse influenze mwtqpitagoriche, mwtgneoplatoniche e mwtwgnostiche.
Nei secoli successivi la scuola geberiana costruirà alcuni dei temi portanti di tutta l'alchimia: l'elisir, essenza vitale dell'opera «manuale», dinamicamente attiva e capace di perfezionare i corpi imperfetti. Questo tema è trattato nel mwuqLibro segreto nascosto.
Molte notizie sull'alchimia persiana provengono dal mwuwLibro dell'indice, che elenca, oltre a varie informazioni su sette, religioni, magia, filosofia, ecc., tutti i libri alchemici in lingua araba (lingua divulgativa dell'epoca) fino al X secolo, periodo della sua composizione.
Di Geber si dice anche che non fosse «autentico» e che non avesse composto che un solo libro, il mwvqLibro della misericordia, mentre tutte le altre opere sarebbero state mwvgapocrife. La cosa però non è importante. Infatti non è il nome a rendere efficace la dottrina, che può essere anche del più sconosciuto e «ingannatore» degli alchimisti.
Paolo di Taranto
Il francescano mwwqPaolo di Taranto (XIII sec.), di cui non sappiamo nulla, traduce, di Geber, la mwwgSumma perfectionis magisterii,cite-ref-3[3] considerata la prima grande sintesi dell'alchimia occidentale. L'Esposizione sistematica del magistero perfetto rifletteva perfettamente il pensiero dell'opera Geberiana. Il testo, che tratta della trasmutazione metallica, analizza il differente rapporto tra opera naturale e opera artificiale. Sono elencate anche le sette operazioni classiche dell'alchimia: mwxwsublimazione, mwyadistillazione, mwyqcalcinazione, mwygsoluzione, coagulazione, mwywfissazione, incerazione (fluidificazione).
Paolo di Taranto ha inoltre tradotto il trattato alchemico mwzqTheoria et pratica, sempre attribuito a Geber. I minerali sono classificati alla luce delle esperienze pratiche di laboratorio. Ogni cosa dipende dalla Natura, però «governata dall'arte».
Ed è probabilmente il traduttore, se non l'autore, anche del mwzwTestamentumcite-ref-4[4]. «Il titolo non va letto nel senso comune, bensì in quello filosofico di "mwbaattestazione su-, dichiarazione intorno a-", ovvero con l'identica sfumatura con cui i cattolici parlano della Bibbia come dell'Antico e del Nuovo testamento»cite-ref-5[5].
Curiosità
Nel numero 2916 di mwdamwdqTopolino, l'alchimista compare nella storia mwdgQui Quo Qua e la grande storia della chimica dei paperi.
Note
cite-note-ciriotti-11. ↑ mwfwMarco E. Ciriotti, mwgamwgqNew minerals (nomenclature/classification) approved by IMA CNMNC in August and September 2023 Messaggio, su mwggforum.amiminerals.it, Associazione Micro-mineralogica Italiana, 11 ottobre 2023. mwgwURL consultato il 6 maggio 2025.
cite-note-22. ↑ «Così si firmava un dotto italiano o catalano del XIII secolo autore di scritti esoterici» (Stefano Tubino, mwhwIntroduzione a Geber, Testamentum, Genova, Il Basilisco, 1981, p. 11).
cite-note-33. ↑ Pubblicato in Manget, mwiwBibliotheca Chemica Curiosa, tomo I, pp. 519-537, Genova, 1702. È possibile tuttavia, secondo gli studi di mwjaWilliam R. Newman, che l'opera sia dello stesso Paolo e che costui l'abbia attribuita a Geber.
cite-note-44. ↑ Manget, mwkaBibliotheca Chemica Curiosa, tomo I pp. 562-565, Genevae, MDCCII.
cite-note-55. ↑ Stefano Tubino, «Introduzione» a Geber, mwlaTestamentum, Genova, Il Basilisco, 1981, pp. 13-14.
Bibliografia
• citerefei-geberCarlo Alfonso Nallino, GEBER, in Enciclopedia Italiana, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1932. URL consultato il 4 maggio 2014.
• mwmqJosef W. Meri e Jere L. Bacharach, Medieval Islamic Civilization, New York City, Routledge Taylor & Francis, 2006, p. 25, ISBN 0-415-96691-4. URL consultato il 18 ottobre 2015.
• mwmwLeonardo Capezzone, Jabir ibn Hayyan nella città cortese. Materiali eterodossi per una storia del pensiero della scienza nell'islam medievale, in Rivista degli Studi Orientali, n. 71, Roma, Università "La Sapienza", 1997, pp. 97-144. URL consultato il 20 marzo 2015 (archiviato dall'url originale il 30 settembre 2018).
• mwnqJim Al-Khalili, mwngLa casa della saggezza. L'epoca d'oro della scienza araba, Bollati Boringhieri, 2013, ISBN 9788833923116.
Voci correlate
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Collegamenti esterni
• citereftreccani-itGeber, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
• citerefbritannica-com-biography-geber(EN) Geber, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• citerefbritannica-com-biography-abu-musa-jabir-ibn-hayyan(EN) William R. Newman, Abū Mūsā Jābir ibn Ḥayyān, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• citerefmlolOpere di Jabir ibn Hayyan / Jabir ibn Hayyan (altra versione) / Jabir ibn Hayyan (altra versione) / Jabir ibn Hayyan (altra versione) / Jabir ibn Hayyan (altra versione), su MLOL, Horizons Unlimited.
• citerefgoodreads(EN) Jabir ibn Hayyan, su Goodreads.
• (EN) Jabir ibn Hayyan, su Comic Vine, Fandom.